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PF: Itinerari analogici di Sergio Fallucca

 
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Registrato: 22/07/07 07:04
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MessaggioInviato: Sab Giu 08, 2024 3:45 pm    Oggetto: PF: Itinerari analogici di Sergio Fallucca Rispondi citando

Riceviamo e pubblichiamo questo lavoro di Sergio Falluca

Le parole dell'autore:

Un pò per "gioco" e un pò anche per la pratica necessità legata ai costi attuali delle pellicole, ho deciso da poco di testare un rullo di Kentmere 400. A molti probabilmente sconosciuto, il brand Kentmere è invero di proprietà della Harman Technology, la casa parimenti licenziataria del più ben noto e diffuso marchio Ilford. Questi films sono realizzati, secondo Harman, rispettando i medesimi standards produttivi e qualitativi, ma di fatto costituiscono una sorta di porta d'ingresso - economicamente sostenibile! - nel mondo della fotografia analogica in bianco e nero. Proprio per questa "destinazione d'uso" amatoriale, sono contraddistinti da un'elevata latitudine di posa e, dunque, possiedono una significativa capacità di "assorbire" eventuali errori di esposizione o di poter essere "tirati" all'occorrenza in situazioni di ripresa anche molto critiche. Di base la Kentmere 400 mi è sembrata molto tollerante anche allo sviluppo, pur se non ho ancora la possibilità di potermi gestire questo step in modo autonomo. La trovo caratterizzata da contrasti netti, talvolta spigolosi: e, dunque, per gli amanti del B&W con una filosofia estrema è probabilmente una scelta che ha un senso. Ed in effetti, da quel che ho avuto modo di poter sperimentare sin qui, il suo campo di applicazione più congeniale parrebbe essere proprio "la strada" o, comunque, "l'urban mood". La grana: sì, c'è, ed è evidente! Anche se, naturalmente, tanto questa quanto il contrasto possono essere "regolati" nel momento dello sviluppo. Sostanzialmente, proprio per queste sua peculiarità, non è un film per i puristi della fotografia ultranitida e pulita, laddove invece si potrebbero trovare molto a loro agio gli amanti degli scatti "sporchi", "istintivi", "rubati". Ciò non di meno, l'ho esposta in situazioni di ripresa anche molto differenti tra loro e francamente le mie aspettative non sono rimaste affatto deluse. Gli scatti qui proposti, infatti, cercano di illustrare e dunque riassumere, nei limiti intrinseci delle mie modeste capacità, quelli che sono stati i risultati ottenuti da questa divertente ed interessante "experience". Tutte le foto sono state realizzate con una Olympus OM10 ed il 50mm f/1,8 Zuiko originale. La pellicola, a seconda della scena ripresa, è stata variabilmente esposta tra la sensibilità nominale di 400 ed i 160iso. Al laboratorio ho dato l'unica istruzione di effettuare uno sviluppo a contrasto medio/medio-basso in quanto personalmente sono tra quelli (pochi, in verità!) che prediligono tonalità di grigio un pò più scalate e contrasti meno spinti che possano garantire una buona leggibilità nelle ombre (in effetti, a differenza del digitale, laddove possibile è sempre consigliabile esporre per le ombre con una pellicola in bianco e nero). Per il fine "didattico" (auto e non solo!) che mi proponevo e magari con l'auspicio di poter eventualmente essere utile anche a chi decida di riprendere in mano una macchina a pellicola, ho deciso di pubblicare in una sezione a parte questi scatti laddove probabilmente la gallery, per quanto una vetrina stupenda, potrebbe rivelarsi meno adatta per gli aspetti che era mio desiderio porre maggiormente in risalto. Ciao (^_^)

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Franchetti
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Registrato: 04/01/08 07:48
Messaggi: 662
Residenza: Como

MessaggioInviato: Sab Giu 08, 2024 7:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ammirevole serie e grazie per la spiega
pero', caro il mio Sergio, ci hai abituati cosi` bene al colore che ti diro`, alcune foto sarei proprio curioso di sapere se hai anche fatto scatti a colore
Anyway, al solito un ottimo lavoro!
_________________
david
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Sergio Fallucca



Registrato: 30/09/10 17:22
Messaggi: 30

MessaggioInviato: Dom Giu 09, 2024 3:39 am    Oggetto: Rispondi citando

Franchetti ha scritto:
Ammirevole serie e grazie per la spiega
pero', caro il mio Sergio, ci hai abituati cosi` bene al colore che ti diro`, alcune foto sarei proprio curioso di sapere se hai anche fatto scatti a colore
Anyway, al solito un ottimo lavoro!


Caro David, grazie innanzitutto per esserti soffermato su questa mini-serie di scatti che compone la mia on-field experience con questa emusione B&W e, naturalmente, non di meno sul testo con il quale l'ho accompagnata (^_^)

Passo a soddisfare immediatamente la tua curiosità Smile
Degli stessi soggetti ripresi qui proposti non ho una correltativa ripresa a colori, almeno per la stragrande maggioranza di essi. Il discorso è un pò più complesso, ma per renderlo alquanto più semplice ti confesso che quantunque ne apprezzi da sempre l'impatto estetico ed espressivo, mi sono sempre trovato più coinvolto e, dunque, sensibilmente più a mio agio con il bianco e nero. La fotografia, malgrado le inevitabile storture dei tempi, risponde essenzialmente al mio bisogno interiore di mettermi in comunione con l'essenza profonda delle "cose". Un esercizio che in tanto mi riesce di praticare con la maggiore probabilità di successo quanto più riesco ad eliminare dal contesto - emotivo ed operativo - gli elementi distraenti. Ed in questo senso, anche il "semplice" riprendere in mano macchine analogiche e films a pellicola per me ha il significato unico ed al momento non eguagliabile di poter tornare a dare forma e sostanza alle mie necessità. Diciamo pure che l'unione delle due esperienze (reflex analogiche e films a pellicola) riesce a saziare in determinati momenti, periodi o circostanze la mia fame di retrospettiva interiore. Ho usato, non già a caso, il termine "esperienza". Sì, perchè quantunque le distorsioni social ne sminuiscano di continuo il reale valore, la fotografia non è solo il "freddo prodotto" offerto in pasto al consumatore finale ...ma è anche (e, forse, soprattutto!) tutto ciò che in termini spirituali/intimistici e perfino meccanici ci conduce al fatidico "click". Un termine onomatopeico questo che, oggi, con il digitale diventa esso stesso un vero e proprio "amarcord", ma di cui ci piace spesso sentire anche solo il suono mentre lo ascoltiamo pronunciato da altri o perfino mentre lo sussurriamo sottovoce quando lo scriviamo. Il bianco e nero, nel mio sentire, si sposa bene con l'esigenza di compenetrare la poesia degli elementi che mi circondano: il termine "elementi" per me ha una valenza neutra in esso ricomprendendo tanto le cose quanto gli esseri viventi (persone e/o animali). Certo, anch'esso risponde - come per qualsiasi arte - a dei precisi canoni estetici, ma la sua potente forza espressiva risiede proprio nella sua innata ed intrinseca capacità di rappresentare una realtà (quella ripresa dall'obiettivo) attraverso una prospettiva che prescinde dall'uso di un linguaggio (quello del colore) che talvolta potrebbe (il condizionale è pur sempre d'obbligo!) snaturarne l'essenza o la dimensione oggettiva quanto soggettiva. Le emulsioni b&w così come anche quelle a colori, a differenza dei sensori digitali, possiedono un "carattere" distintivo che le rende dei pezzi/mezzi unici per giungere allo scopo sopra indicato. Quel che vi si trova impresso è non già un'interpretazione svolta da un potente processore che sulla base delle informazioni ricevute dai moderni sensori digitali ci restituisce un risultato ottimizzato in relazione ai campionamenti e agli algoritmi softwares presenti nel suo database interno ...ma più semplicemente (e, anche, fascinosamente) la semplice impressione alla LUCE dello strato fotosensibile dell'emulsione come conseguenza diretta della pressione meccanica del pulsante di scatto che permette allo specchio reflex di sollevarsi ed alle tendine dell'otturatore di aprirsi per il tempo da noi deciso/impostato. E' un'alchimia "antica" che amo ritrovare in diversi momenti, senza per questo rinnegare affatto gli indubbi vantaggi offerti dal digitale con il quale continuo pertanto a scattare in tutte le sue più o meno performanti forme pratiche d'uso, dalla mirrorless allo smartphone (^_^)

Un salutone e grazie ancora Smile)
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