©amleto sartorato

©amleto sartorato

Fotografare la realtà come essa appare, nuda e cruda, nel modo più realistico possibile oppure manipolarla e soggiogarla alla fantasia del fotografo? Due scuole di pensiero, entrambe valide, entrambe molto piacevoli se fatte bene. Lo stesso problema lo sollevarono gli impressionisti in pittura. Dipingere il reale o darne solo una impressione emotiva, filtrata dalla sensibilità dell’artista?
I primi fotografi erano entusiasti per quanto potevano, più velocemente e più dettagliatamente, rappresentare la realtà rispetto ai pittori. Anche se ovviamente il colore non era ancora possibile catturarlo, ma persone e cose venivano immortalati in maniera fedele e questo fece breccia nella gente di allora. Aprì nuove prospettive. Documenti più credibili, archivi più ampi, immagini alla portata di tutti e da tutti i paesi del mondo. Ma non tutti i fotografi si fermarono alla semplice rappresentazione della realtà. Alcuni cominciarono a sperimentare, a contaminare, a divertirsi e inventare strade alternative da percorrere col nuovo mezzo.
Anche il semplice uso dei filtri, frapposti tra la lente e la realtà, sono mezzi per modificarla.
Un filtro rosso, arancio, azzurro, ecc… modificano lo spettro della luce che va ad impressionare la pellicola, andando a concentrare, contrastare o sbiadire certe tonalità della gamma dei grigi.
Altri filtri “creativi”, come il flou, il polarizzatore, il crosscreen e tanti altri, sono stati inventati per modificare la realtà fotografata, per dare la possibilità al fotografo di creare un’immagine molto personale.
Quello che sta accadendo oggi, checché ne dicano alcuni vecchi baroni della fotografia, è l’inevitabile evoluzione della fotografia!
La foto di oggi, del bravissimo quanto apprezzato Amleto Sartorato, è una sintesi del mio ragionamento precedente. Una foto ben fatta con l’ausilio di mezzi atti a modificare la scena ripresa come essa appare veramente, permettendo così all’autore di proporre una sua interpretazione della realtà. Questo è il primo passo verso l’arte visiva totale, dove fotografia, pittura e computer collaborano per dare vita a nuove prospettive, aiutando la creatività e la vena artistica di ognuno.
La foto è ben composta, la posizione ed il gesto della donna risultano molto interessanti e l’ombra relativa contribuisce a dare peso alla scena, rispetto alla disposizione delle masse chiaro-scure presenti nel fotogramma.
La colorazione, la luce, ma soprattutto l’effetto flou che rende morbida ed onirica l’immagine, danno una
forte connotazione alla stessa e guardandola si respira subito l’atmosfera sospesa tra reale ed irreale. La definirei una chiara immagine surreale dai forti connotati pittorici, con richiami classici alla pittura di autori come Dalì. Il ripetersi di elementi geometrici, le fasce orizzontali e continue che si contrappongono al ritmo dato dai quadri e dai cubi, sono interrotti dalla sinuosa forma femminile e dalla sua ombra, creando un piacevole appiglio per lo sguardo che invita ad una particolare lettura. Che sta facendo? Perché?
Unico neo, ma già corretto dall’autore nelle successive proposte da lui fatte dello stesso scatto, la parte in alto dove si vede, ingombrante e avulsa, la struttura di una finestratura sul soffitto. Provate voi stessi a coprire il lato superiore e vi accorgerete di quanto sia inutile, oltre che deleteria per la riuscita dell’immagine.
Complimenti e grazie al bravo Amleto che spesso ci delizia con fotografie di elevata fattura.

Alberto Gianfranco Baccelli
(bagdesign)

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