Mattina in Val d'Orcia

Mattina in Val d'Orcia

Spesso non diamo il giusto peso alle parole. Quando ci definiamo fotoamatori lo facciamo con
leggerezza e superficialità. Fotoamatore, vuol dire letteralmente amante della fotografia.
Foto amatore può essere chiunque sia attratto da questa arte.
Non necessariamente deve essere un fotografo, non necessariamente un bravo fotografo…
Deve però amare la fotografia, quindi conoscerla ed apprezzarla, distinguere una bella
fotografia da una brutta fotografia, riconoscerne i pregi e i difetti, avere cultura fotografica.
E’ vero che esistono anche gli amanti (come nella la vita) distratti o, peggio ancora, interessati solo
ad un aspetto, ma non li definirei veri amanti e neppure appassionati.
Va da sé che nell’uso comune, ormai, la parola fotoamatore identifica tutti coloro che in qualche
modo fotografano qualcosa. Ma a me piace pensare al fotoamatore come colui che è appassionato
della fotografia, colui che impegna energie e prova piacere in questo fantastico hobby.
Ma i veri e propri amanti e appassionati di fotografia sono soprattutto quelli come Daniele Bettazzi che
si alzano prima dell’alba per essere sul posto a fotografare il sole che sorge o il paesaggio che si
illumina lentamente, quasi svegliandosi al nuovo giorno. Sono quelli ai quali la passione fa muovere ad
orari impensabili ai più, ai quali la passione fa percorrere chilometri, per riuscire ad inquadrare momenti
irripetibili, dove la natura mostra tutta la sua bellezza.
La foto di oggi dimostra ciò che intendo dire.
Un’alba in Val d’Orcia vale una levataccia ed un viaggio di ore?
Se non c’è amore e passione per la fotografia, sicuramente la risposta è no.
Ma la fotografia non è solo passione o emozione…
C’è poi da considerare l’aspetto tecnico. Spesso in questi orari le condizioni sono critiche e
bisogna essere un po’ a conoscenza della tecnica fotografica e delle potenzialità del mezzo che abbiamo
a disposizione. Questo è uno dei casi dove l’attrezzatura è necessaria per fare una bella fotografia.
Difficile con una compatta e senza cavalletto riuscire a fare foto perfette in queste condizioni,
può capitare, ma è quasi sempre per caso.
Ma il mezzo adeguato, non basta, bisogna calcolare la giusta profondità di campo, magari l’uso
dell’iperfocale può rendere l’immagine migliore e più leggibile in tutta la scena che andiamo a riprendere,
oppure un’apertura maggiore può creare un effetto diverso, ma non per questo meno bello o interessante,
per una inquadratura minimalista.
L’uso dell’ottica è anch’essa importante rispetto al tipo di paesaggio che vogliamo fotografare, in base
allo stile che abbiamo scelto per immortalare la natura. Un grandangolo va bene per panorami dove o
i colori o la situazione ambientale sono il vero soggetto; un teleobiettivo sarà, invece, sicuramente
indispensabile se vogliamo cogliere ed estrapolare dal paesaggio di fronte a noi, una scena particolare,
una composizione minimalista che ci permetta di dar sfogo alla nostra capacità di sintesi e creatività.
Quello che non deve mancare, naturalmente, è un cavalletto che ci permetta di non badare troppo al tempo
di scatto e di concentrarci su quello che vogliamo ottenere dallo spettacolo che stiamo ammirando.
La scelta del nostro bravo Daniele, fatta con maestria e perizia, è intermedia tra le due prese da me
precedentemente in esame a titolo di esempi, perché pur dando importanza all’aspetto fiabesco conferito
dalla nebbia e catturando l’aspetto generale, ha circoscritto il panorama estrapolando a suo piacere
una parte e componendola in un taglio panoramico veramente efficace.
E’ stata vincente anche la scelta di portare la foto in bianco e nero l’ha resa ancora più fiabesca,
d’atmosfera… Il colore (forse) l’avrebbe resa troppo reale, naturale, quasi scontata.
Questa soluzione presenta un aspetto particolare che prevede, da parte del fotografo, il saper scegliere
nell’intero paesaggio una scena ristretta e comporla tenendo conto della disposizione degli elementi,
dei chiari e scuri e dell’equilibrio delle masse.
Qui c’è un percorso visivo di lettura estremamente semplice che va dalla sinistra in alto alla destra,
poi scivolando sulla diagonale, in basso a sinistra ed infine a destra. Anche se immediatamente il soggetto
più scuro ed in primo piano è quello che si percepisce, poi si sale, sempre lungo la diagonale, fino alla casa
sulla destra in alto e infine si giunge alla sinistra in alto dove sbucano in lontananza altri soggetti,
l’occhio percorre avanti ed indietro questo tragitto stabilito dall’autore e ne trova piacere, non vaga
disordinatamente come a volte capita in foto di questo genere, scorre su e giù per questa magica pista
disegnata dalla natura e perfettamente catturata dal bravo Daniele, un vero fotoamatore.

Alberto Gianfranco Baccelli
(bagdesign)

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