I got the blue(s) di Simona Durzu

©Simona Durzu

©Simona Durzu

Aldilà dell’aspetto puramente tecnico, che con l’era digitale non è proprio solo della macchina fotografica, ma anche del saper più o meno usare i vari programmi di fotoritocco, quello che resterà invariato nel tempo è l’aspetto puramente emotivo, il gusto, la bellezza della semplicità, l’eleganza e la ricerca dell’autore di saper trasmettere e condividere un pensiero, un concetto, un aspetto poetico.
Una volta per essere un bravo fotografo bisognava sapere anche sviluppare e stampare bene le proprie foto, aggiustarle in camera oscura con sapiente lavoro di artigiano, di chimico e con grande pazienza e conoscenza dei materiali usati, come le carte speciali e i negativi più adatti al tipo di risultato che si voleva ottenere.
La scelta oltre che sulle pellicole di varia sensibilità e di caratteristiche molto differenti tra loro, per grana e riuscita nel tenere i forti contrasti ecc…, era ampia anche sul tipo di carta da poter usare a seconda che si volesse un immagine più o meno morbida, ecc… Vi era poi la possibilità di intervenire in fase di sviluppo del negativo o della stampa poi, in vari modi. Quelli che sapevano come manipolare e lavorare, intervenendo su tutte queste variabili avevano i risultati migliori e spesso sbalordivano i più ingenui con foto incredibili.
Esattamente la stessa cosa succede oggi con il digitale, solo che quelli che una volta erano dei maghi con negativi, acidi e stampe, oggi si sentono sorpassati da ragazzini smanettatori di computer… Questo è duro da digerire. Ma è anche il segno dei tempi che cambiano, che la fotografia come tutte le altre cose della vita si evolvono e chi si ferma può avere la sensazione di sentirsi obsoleto.
La bellissima foto di Simona Durzu è figlia anche di questa nuova evoluzione, prova ne è che la stessa autrice non è molto contenta della copia postata in quanto la parte del ritocco al computer non risulta perfetta. Ma resta indubbiamente una bella fotografia, per quello che fa vedere, per la semplicità delle emozioni che suscita, per la bellezza e pulizia stilistica. Per quella elegante colorazione in blu, per quella sua costruzione semplice, fatta da pochi elementi ben disposti e che sono in netto contrasto tra loro, creando una sorta di duetto, o di duello, visivo che fanno della contrapposizione grafica la forza di questa fotografia. Da una parte la regolare e ritmica forma della persiana, dall’altra il corpo ed il vestito della giovane donna che con la ricchezza e varietà di particolari che offre vince il confronto della staticità della parte concorrente di questa efficace costruzione.
Quell’occhio che ci guarda fisso, indagatore, ci mette quasi a disagio da dietro il suo ingenuo quanto effimero riparo.
Una simbologia di facile lettura, una costruzione semplice, una composizione ben equilibrata, una colorazione tendente al blu (fedelmente attinente al titolo) e una certa creatività nel trattare il tema proposto, fa di questa immagine un bellissimo esempio del modo di fotografare della nostra stimata ed apprezzata Simona, non certo nuova a proposte di tale levatura.
La piccola imperfezione tecnica passa talmente inosservata di fronte all’insieme dell’immagine che mi pare superfluo ricordare che quello che vediamo sui nostri monitor non è mai l’immagine che l’autore ha visto sul suo. Il giudizio finale di una foto resta sempre la stampa e la visione della stessa appesa ad una parete, esattamente come un quadro od un’altra qualsiasi opera artistica.

Alberto Gianfranco Baccelli
(bagdesign)

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2 Responses to “I got the blue(s) di Simona Durzu”

  1. Simona says:

    Un amico mi ha segnalato la recensione, che dire?
    Scrivo (infreddolita e un po’ stanchina) dalla Bolivia, ho portato con me solo la “compattina” e sto cercando di ottenere consensi ed autorizzazioni per realizzare un workshop di fotografia all’interno del carcere minorile nel quale sto lavorando.
    Ieri notte ho finito la prima bozza del piano di lavoro, dopodichè sono rimasta sveglia fino alle quattro a pensare che non sarei stata in grado di portarlo avanti, o a catturare l’attenzione dei ragazzi, o..
    ..Poi scopro che qualcuno (e non “qualcuno”, ma el senor bagdesign che apprezzo da tempo) si è preso la briga di scrivere un’analisi lucida e approfondita del mio lavoro..
    ..continuo a NON sentirmi all’altezza del progetto, ma mi sono ricordata una cosa fondamentale, ovvero il motivo che mi ha portata a proporlo.
    E qualora dovessi notare una mancanza di motivazione da parte dei ragazzi, saprei con chi fargli fare una chiacchierata via skype per farsi trasmettere questa nostra strana, faticosa e bellissima malattia.

    Grazie mille Alberto,
    un abbraccio

  2. bagdesign says:

    Cara Simona un grosso in bocca al lupo!

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